PENSIERO

La fama di Tommaso Moro è legata al dialogo latino Utopia o della miglior forma di Repubblica, scritto nel 1515-1516, che, narrando le consuetudini e la vita di un’isola inesistente, costituì l’archetipo insuperato di tutta una tradizione di pensiero politico e di critica sociale destinata a straordinaria fortuna. L’ideale dell’Utopia è quello di una società fraterna, regolata secondo un modello razionale, pacifico e tollerante.
Utopia è una sorta di romanzo filosofico in cui il pensiero di More è enunciato da un filosofo di nome Raffaele Itlodeo, il quale riferisce ciò che ha visto e appreso su un’isola ignota, detta appunto Utopia, e conosciuta nel corso di uno dei viaggi di Amerigo Vespucci. Il punto di partenza è la critica alle condizioni sociali dell’Inghilterra del suo tempo. L’aristocrazia terriera sostituiva alla cultura dei cereali i pascoli dei montoni più redditizi per la lana, i contadini cacciati dalle proprie case o dai poderi erano costretti all’accattonaggio. Tutto questo divenne oggetto di riflessione di Tommaso Moro, che ipotizzò una radicale riforma dell’ordinamento sociale. In Utopia la proprietà privata è abolita, la terra è coltivata a rotazione, l’oro e l’argento non hanno alcun valore. Ognuno si dedica al proprio mestiere ed è sorvegliato affinché non si abbandoni all’ozio. La cultura di questo popolo è rivolta interamente all’utilità comune, cui gli utopiensi subordinano ogni interesse particolare. Coltivano la filosofia e le scienze positive, tralasciando la logica e integrano le conoscenze razionali con i princìpi della religione perché la sola ragione umana non può condurre l’uomo alla vera felicità. I princìpi che si riconoscono propri della religione sono: l’immortalità dell’anima destinata da Dio alla felicità; il premio e il castigo dopo la morte a seconda della condotta di vita. Sebbene tali princìpi derivino dalla religione, gli utopiensi ritengono che si possano credere in base a ragioni e fondamenti umani. Riconoscono poi che la sola guida naturale per l’uomo è il piacere e che su questa guida è fondato lo stesso sentimento di solidarietà umana. L’uomo non sarebbe portato ad aiutare l’altro uomo e ad evitargli il dolore, se non ritenesse che il piacere è un bene per l’altro; ma ciò che è un bene per l’altro è un bene anche per lui stesso; e in realtà il piacere è il fine che la natura ha assegnato all’uomo. La caratteristica fondamentale di Utopia è la tolleranza religiosa. Tutti riconoscono l’esistenza di un Dio creatore dell’universo e autore del suo ordine provvidenziale, concepito e venerato nelle varie forme religiose. La fede cristiana coesiste con le altre e ciò che viene condannato ed escluso è proprio l’intolleranza religiosa. La repubblica degli utopiensi è dunque uno stato conforme a ragione, nel quale i princìpi stessi della religione sono quelli che la ragione può difendere e far valere e dove l’intolleranza non trova posto. Ovunque nell’opera di Moro l’accento cade sul carattere naturale, razionale del modo di vita dei cittadini che si contrappone al carattere innaturale e irrazionale proprio dell’organizzazione politica e sociale del mondo contemporaneo.