Cinquant’anni della Populorum Progressio, l’enciclica di Paolo VI

Il 26 marzo 2017 ricorrono i cinquant’anni della Populorum Progressio, la lettera enciclica promulgata nel 1967 da Papa Paolo VI. Un documento fondamentale che, scritto all’indomani del Concilio Vaticano II, risulta ancora oggi di estrema attualità. Un testo illuminante, che rappresenta una fonte inesauribile di risorse per la Dottrina sociale della Chiesa e attraverso il quale la questione sociale acquista una dimensione mondiale. Ciò che di nuovo emerse dal documento era la necessità di cambiare il punto di vista sull’uomo. Una nuova visione dell’individuo totalmente cristiana doveva essere adottata, affinché l’uomo non venisse ridotto a questioni meramente numeriche, economiche e politiche. Quindi una lucida presa di coscienza che, partendo dal messaggio evangelico, impone all’individuo di mettersi al servizio di chi vive in condizioni di disagio o sottosviluppo, attraverso un’azione solidale e fattiva. Lo sviluppo dei popoli, l’affrancamento dalla miseria, dalle malattie endemiche e dallo sfruttamento diventano urgenze improrogabili. Si legge nella Populorum Progressio al n. 13: “La situazione attuale del mondo esige un’azione d’insieme sulla base di una visione chiara di tutti gli aspetti economici, sociali, culturali e spirituali”. Oggi più di allora tale azione si fa urgente e richiede uno sviluppo integrale. Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo” (P.P. n. 14). Per rendere lo sviluppo sostenibile ed efficace è necessario spendere ogni energia per umanizzare un contesto storico che forse sta perdendo di vista l’uomo e la sua propria fisionomia. Riprendere in mano la Populorum Progressio significa, quindi, riscoprire valori che sono alla base della Dottrina sociale della Chiesa e il suo progetto di sviluppo del concetto di bene comune, così come si legge nel Compendio della DSC al n. 167: “Il bene comune impegna tutti i membri della società: nessuno è esentato dal collaborare, a seconda delle proprie capacità, al suo raggiungimento e al suo sviluppo. Il bene comune esige di essere servito pienamente, non secondo visioni riduttive subordinate ai vantaggi di parte che se ne possono ricavare, ma in base a una logica che tende alla più larga assunzione di responsabilità. Il bene comune è conseguente alle più elevate inclinazioni dell’uomo, ma è un bene arduo da raggiungere, perché richiede la capacità e la ricerca costante del bene altrui come se fosse proprio”. Per raggiungere tali scopi è necessaria la partecipazione consapevole e attiva del cittadino alla vita sociale e culturale del territorio in cui vive. Tutto ciò al fine esclusivo di favorire condizioni di vita rispettose della dignità dell’uomo.

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